In allegato l’ultimo report Istat sulle condizioni di vita delle famiglie residenti in Italia. Rispetto al 2023 viene segnalata una diminuzione dei redditi in termini reali. Infatti la crescita dei redditi familiari in termini nominali (+4,2% rispetto al 2022) non ha tenuto il passo con l’inflazione osservata nel corso del 2023 determinando un calo dei redditi delle famiglie in termini reali dell’1,6%. Rispetto al 2007 la riduzione complessiva dei redditi familiari in termini reali è pari in media all’8,7% ed in misura maggiore al Centro (-13,2%) e al Sud (-11,0%) mentre si registrano minori contrazioni nel Nord-ovest (-4,4%) e nel Nord-est (-7,3%). Rispetto al 2022 la diminuzione dei redditi è stata però particolarmente intensa al Nord-Est (-4,6%) e nel Centro (-2,7%) mentre ha inciso molto meno al Sud (-0.6%) e non ha interessato il Nord-ovest (+0,6%). Nel 2023 il reddito netto mediano corrispondeva a 30.039,00 € vale a dire ciascuna famiglia ha avuto a disposizione circa 2.500,00 € al mese. Le famiglie del Nord-Est disponevano del reddito mediano più elevato (34.772,00 €), mentre quelle del Sud di quello più basso (24.884,00 €). Stando invece alla statistica per tipologia del principale percettore di reddito emerge innanzitutto il divario fra maschi (33.642,00 €) e femmine (24.611,00 €). La forbice si allarga se si fa riferimento al titolo di studio; si passa infatti da un reddito mediano di 19.213,00 € se si guarda semplicemente a coloro che hanno soltanto la licenza elementare a 45.184,00 € per i laureati. Quando invece il principale percettore di reddito è straniero si scende a 22.597,00 € mentre per i cittadini italiani la media è di 30.958,00 €. Particolarmente penalizzate appaiono poi le famiglie monogenitoriali e ancora di più quelle composte da una persona sola. Il rapporto riferisce poi che nel 2024 è aumentato il rischio di povertà o esclusione sociale (indicatore composito Europa 2030) passando dal 22,8% dell’anno precedente al 23,1% per un totale di circa 13 milioni e 525mila persone. Sono considerati a rischio di povertà gli individui che vivono in famiglie il cui reddito netto equivalente dell’anno precedente è inferiore al 60% di quello mediano. L’incremento del rischio povertà registrato nel 2024 deriva principalmente dall’aumento degli individui che vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro, cioè con componenti tra i 18 e i 64 anni che nel corso del 2023 hanno lavorato meno di un quinto del tempo. Nel 2024 questa specifica condizione interessava circa 3 milioni e 873mila persone, sempre più spesso persone sole con meno di 35 anni (15,9% rispetto al 14,1% del 2023) e monogenitori (19,5% contro il 15,2% del 2023). L’indicatore è risultato in aumento anche per coloro che vivono in famiglie con almeno cinque componenti e, soprattutto, per chi vive in coppia con almeno tre figli. L’incidenza del rischio di povertà o esclusione sociale si conferma invece più bassa per chi vive in coppia senza figli.

Istat report redditi 2023 e rischio povertà 2024

Istat report redditi 2023 e rischio povertà 2024 TABELLE